In Commissione Esteri della scorsa settimana, il leader di RF Nicola Renzi ha detto una cosa che valeva la pena ascoltare fino in fondo, perché ci sta dentro per intero la statura politica di chi l’ha pronunciata.
“Felicissimi che si firmi, felicissimi dell’entrata in vigore provvisoria.”
Poi la frase che conta: “adesso decidete voi come ci volete ripagare.”
ADESSO DECIDETE VOI COME CI VOLETE RIPAGARE!
Ripagare di cosa? Di aver sostenuto l’accordo di associazione, di aver difeso il segretario Beccari dagli attacchi.
Il leader di Repubblica Futura Nicola Renzi
Renzi allinea i suoi meriti come un creditore e alla maggioranza chiede il saldo.
Aggiunge, è vero, che nulla è dovuto, che le cose le ha fatte per convinzione. Solo che lo dice nella stessa frase in cui domanda come vuole essere ripagato.
Le due cose non stanno insieme. Se agisci per convinzione il conto non lo presenti; se presenti il conto, la convinzione era il prezzo di partenza. Renzi le dice tutte e due, perché la premessa nobile serve a rendere presentabile la pretesa.
Qui sta la grettezza, perché questo è!
Sostenere una cosa giusta perché è giusta non produce crediti. Difendere chi è attaccato, a suo parere ingiustamente, non è un credito.
Nel momento in cui trasformi il tuo appoggio in una posta da riscuotere, hai detto al Paese che ti muovevi per il ritorno atteso, e non per l’accordo o per Beccari.
La ricompensa che pretende non è denaro, lui stesso lo esclude: è probabilmente potere.
Un ruolo, un posto al tavolo.
Cambia l’oggetto del baratto, non la bassezza del baratto.
Poi il dettaglio che chiude il quadro. Renzi ricorda di non essersi alzato sulle dichiarazioni di un segretario di stato, che pure riteneva sbagliate, e lo ricorda come titolo di merito.
Mette nel conto perfino i suoi silenzi.
Anche l’essere rimasto seduto quando pensava che il segretario sbagliasse diventa una voce da fatturare.
Un uomo che tiene la contabilità delle volte in cui non ha aperto bocca.
E’ risaputo che la base del suo stesso partito l’accordo non lo sente come lo sente lui, e larga parte del Paese nemmeno. Renzi lo sa benissimo. Ha appoggiato lo stesso, contro l’umore dei suoi, e adesso presenta la parcella politica per il disturbo.
Un investimento con la sua brava aspettativa di rendimento, altro che coraggio delle proprie idee.
Infine la chiusa, minaccia in punta di fioretto: se volete lavorare sul serio lavoriamo, se no fate da soli e andate avanti così. Mossa lecita, per un’opposizione. Rivelatrice, come misura di un uomo.
Nicola Renzi riuscirà a farsi ricordare non per aver portato a casa l’accordo (se ci riusciranno), ma per il tono dell’esattore che bussa addirittura prima ancora che Beccari firmi.
E questo, sinceramente, non si può accettare!
Marco Severini, direttore GiornaleSM
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