Giunge alle fasi conclusive il procedimento giudiziario relativo alle vicende dell’istituto Banca Cis, incentrato sull’ipotesi di associazione a delinquere. Nell’aula del Tribunale di San Marino, davanti al giudice Isabella Pasini, hanno preso la parola i legali degli imputati per le rispettive arringhe finali, dopo che nelle udienze precedenti l’accusa aveva formulato richieste di condanna per dieci delle tredici persone alla sbarra, ipotizzando pene detentive per un totale di 41 anni e risarcimenti complessivi vicini ai 63 milioni di euro. La tesi della procura sostiene l’esistenza di un sodalizio finalizzato alla commissione di reati finanziari e all’ostacolo delle funzioni di vigilanza per avvantaggiare Banca Cis e il finanziere Francesco Confuorti, una ricostruzione che le difese hanno respinto in maniera corale durante gli interventi in aula.
Nel corso della seduta, l’avvocato dell’ex direttore generale di Banca Centrale, Lorenzo Savorelli, ha contestato fermamente l’impianto accusatorio parlando di una conclusione che appare già segnata. Il legale ha richiamato il profilo professionale del proprio assistito, evidenziando come i controlli dell’Asset Quality Review condotti sotto la sua gestione avessero portato alla luce le criticità del sistema creditizio locale, sollevando inoltre il dubbio su come mai nessun funzionario avesse mai segnalato anomalie nel periodo di riferimento. Per Savorelli è stata avanzata richiesta prioritaria di assoluzione, affiancata in subordine dalle opzioni di prescrizione o di trasmissione del fascicolo alla Procura di Milano, individuata come la sede in cui si sarebbero svolti i presunti contatti.
Anche i rappresentanti legali di Wafik Grais, già presidente di BCSM, hanno ribadito la completa estraneità del loro assistito rispetto all’ipotetica organizzazione guidata da Grandoni, Guidi e Confuorti. La difesa ha sottolineato che un profilo dal riconosciuto prestigio internazionale non avrebbe avuto alcuna ragione di prendere parte a dinamiche illecite, ricordando come Grais non abbia percepito somme al di fuori del proprio stipendio e bollando come semplici illazioni le voci relative a presunti rapporti di amicizia con il giudice Buriani, prima di concludere con la domanda di piena assoluzione.
Positioni analoghe sono state espresse dalla difesa di Filippo Siotto, all’epoca dei fatti funzionario della Vigilanza di Banca Centrale. L’avvocato ha sostenuto l’assenza di prove a supporto del reato associativo, sollecitando l’inutilizzabilità delle registrazioni audio presenti agli atti per difetto dei requisiti di legge e ricordando come Siotto si fosse opposto a diverse decisioni segnalando gli elementi critici. Oltre all’assoluzione, anche per Siotto è stato prospettato il trasferimento degli atti nel capoluogo lombardo.
Infine, il legale di Mirella Sommella, ex appartenente all’organismo di Vigilanza, ha escluso che la donna fosse stata reclutata da Confuorti, evidenziando l’assenza di un movente o di un vantaggio personale per una professionista che manteneva le proprie radici familiari e lavorative a Napoli senza precedenti legami sul Titano. La difesa ha inoltre precisato che la donna non prese parte alle procedure per la gestione straordinaria di Asset Banca.
I lavori in tribunale riprenderanno con una nuova udienza fissata per giovedì 22 ottobre, data in cui sono attese le arringhe conclusive per altre figure centrali dell’inchiesta, tra cui Buriani, Grandoni, Guidi e Confuorti.